Tuesday, February 24, 2009

Fly Jefferson Airplane. It takes you there on time

Giovedì volo a Colonia, Germania. L'ultima volta che ci sono stato era ancora dell'Ovest, un bel 25 anni fa. Mi hanno invitato insieme ad altri due colleghi al concerto dei Kings of Leon. Niente interviste, solo concerto. Bizzarro, in tempi di vacche magre della discografia come questa, che si tirino fuori dei soldi per una mission impossible come questa: non è che penseranno che Paolo Vites e gli altri due cowboys con le loro parole possano far vendere vagonate di dischi a un gruppo che in Italia non ci viene manco a suonare? Vabbè, a me i KoL piacciono abbastanza, non li ho mai visti dal vivo e sono molto curioso. Vi racconterò.
Intanto mi è venuto in mente l'ultimo viaggio di lavoro che ho fatto proprio in Germania, quando di soldi ne giravano appena un po' di più di oggi e le trasferte erano ancora cosa abbastanza consueta.

Credo fosse il 2002, e una intrepida pattuglia di journos, le menti più brillanti della critica musicale italiana, si ritrovò a Malpensa, destinazione Monaco di Baviera: ci aspettavano gli Aerosmith, e insieme a noi i colleghi di tutta la stampa europea, conferenza stampa il primo giorno e concerto - in un piccolo club! - la sera dopo. Morale tre giorni a Monaco e soprattutto la possibilità di vedere gli Aero non in una balorda arena ma in un posto da circa 500 spettatori.
A Malpensa i primi casini: il volo non so che problemi aveva, così a me al collega del Corriere della Sera ci dirottano su un altro volo che partiva in orario (gentilezza dovuta al fatto che eravamo i più vecchi della compagnia, e poi io avevo già cominciato, come mio solito, a sclerare con il tipo della casa discografica perché mi avevano promesso una singola con Steven Tyler e invece era sfumata, quindi per tenermi buono mi offrirono di partire.. al volo...). Gli altri sarebbero partiti non si sapeva quando, con il rischio di perdere la conferenza stampa. Prima di imbarcarci incrociamo Mario Luzzato Fegiz: viene anche lui, chiedo al collega? No, lui sta volando a Miami per la prima del nuovo tour mondiale degli U2. Ah, ecco, la stampa che conta... Di fatto, l'amico del Corriere sapeva vagamente chi erano gli Aerosmith, in quanto si occupava normalmente di nera. Durante il volo gli feci una ripassata di storia del rock.

In aereo conto gli spiccioli che ho in tasca: senza l'accompagnatore della casa discografica, che ha preso l'altro volo, il taxi dall'aeroporto all'albergo me lo dovrò pagare di tasca mia. Luckily, il collega non ha problemi. Ovvio, il Corriere della Sera rimborsa anche le birre, mica è Jam. Così scrocco un passaggio.
La conferenza stampa vede uno spiegamento mediatico degno di una serata agli Oscar, un centinaio di giornalisti, più i rappresentanti di alcuni fan club di mezza Europa. Loro arrivano sprigionando tonnellate di carisma tossico (volete sapere quando un musicista rock vale qualcosa? Quando ha carisma. A me gli indie low-fi finto depressi che sembrano degli impiegati di banca o dei boscaioli disoccupati puzzano sin dalle foto. E infatti i loro dischi mediamente fanno cagare. Gli Aerosmith hanno carisma). E soprattutto con loro una mezza dozzina di super top funky model da urlo. Cazzo, questo è rock'n'roll. Conduce Victoria, di Mtv. Amo quella ragazza, l'unica della sua categoria che sopporto. Non capisce un tubo della mia prima domanda, però, traducendo non so cosa. Allora la seconda domanda me la faccio direttamente in inglese da solo. Sparo alto, qua bisogna fare i fighi, anche perché due sedie più in là è seduta una collega della stampa svedese degna di altre cause, e bisogna mostrare loro che "the italians do it better". Chiedo a Tyler della sua partecipazione al recente disco tributo a Jack Kerouac, tra gente come Joe Strummer, Warren Zevon, Eddie Vedder, Michael Stipe. "Steve, 'azzo ci fa un burino metallaro come te insieme a certa gente e soprattutto quando cazzo mai hai letto un libro di Kerouac?". No, non è vero, uso altro linguaggio, ma il senso era quello. Tyler mi guarda sgranando gli occhi. "Bersaglio centrato", penso, e guardo la collega svedese dall'alto in basso. Lei mi guarda dal basso in alto. Risponde bene, l'uomo di Walk This Way, dimostrando di averne letti di libri di Kerouac.
A fine conferenza mi avvicino per chiedergli un autografo per una amica. Mi chiede di dove sono, "Wow, Milano..." e parlottiamo un po'. Fico. Ma soprattutto la collega svedese viene a presentarsi: "Do I meet you before?" mi chiede. Mmm parliamone davanti a un drink.
Serata con il resto della band di journos, tutti arrivati poi in tempo. Se magna e se beve. Tanto. La collega svedese? Non sono fatti vostri.

La sera, dopo una giornata a svuotare almeno due volte il frigo bar della camera, pullmino privato e via in questa discoteca. Caldo torrido, zeppo di crucchi già strafatti di birre. Gli Aero arrivano sul palco con ancor più carisma, adesso che sono nel loro vero ruolo, e soprattutto sul palco si posizionano anche la mezza dozzina di super funky model su cui Tyler si struscerà di continuo durante lo show. Beato lui. Io, cazzo, invece non riesco più a ritnracciare la collega svedese.
Comunque sia, la musica che comincerà di lì a poco me la farà dimenticare. Il rock'n'roll, quello vero, è meglio di un anti concezionale. Il volume è al limite dell'umana resistenza, ma vedere questa band in uno spazio piccolo, senza le scenografie e i trucchetti minchiosi che usano di solito, vederli all'opera come una autentica garage band, è quasi meglio di un orgasmo. Cazzo se suona Joe Perry. Questi non prendono prigionieri. Volete sapere quando una rock band è una grande rock band? Quando suonano, anche a 50 anni e più, come se fosse ancora la loro prima volta. O l'ultima. Fanno partire una Mama Kin, dal primissimo loro album - 1973 - e Perry e Tyler sono più Toxic Twins che mai.Rattlesnake Shake è il sabba voodoo che stavi sognando, tra John Lee Hooker e il cervello fritto di Peter Green. British Invasion, ecco da dove arrivano gli Aero, e infatti Train Kept A Rollin' (Yardbirds) sarà una lunga, devastante, impossibile jam da sballo. Joe Perry si sdraia su una delle funky model senza perdere un riff di chitarra. Si finisce in gloria con Come Together dei Beatles. Hanno celebrato le loro radici rock-blues senza perdersi in banalità come l'amore in ascensore, hanno riportato tutto a casa e non hanno fatto prigionieri.
Dopo, fine serata a dosi massicce di birra. La collega svedese? Non sono fatti vostri. La mattina dopo, check out all'hotel e ci vediamo allungare un conto da pagare che sembra arrivare fino all'altra parte del muro di Berlino. Che già era crollato. Io e un collega di quella rivista che pubblica gli articoli dei blog senza autorizzazione nella loro rubrica della posta facendoli passare per lettere mai scritte, ci guardiamo con un leggero pallore. Ci voltiamo a cercare quello della casa discografica. Di solito, nelle trasferte di lavoro, il conto fa parte delle spese a carico loro. ma era così fino al viaggio precedente. Senza ancora sapere nulla di crisi della musica, ne tocchiamo con mano le prime avvisaglie. "Noi paghiamo solo pernottamento e viaggio. Il resto è a carico vostro". Stikazzi...

Ormai senza più ritegno, prendiamo un taxi verso l'aeroporto. Il collega della rivista che non sa la differenza tra un blog e una rubrica delle lettere, è decisamente sclerato e insulta il taxista a ogni curva e a ogni frenata. "Sta' attento" gli dico "in Germania l'italiano lo capiscono". Non ci crede e continua ad insultarlo pesantemente. All'arrivo all'aeroporto, il taxista si gira ed educatamente e in perfetto italano, ci dice. "Il totale è...., signori e signore". Coglione, è la parola che sommerge il collega. Si unisce, distintamente, anche il taxista.
Il viaggio di ritorno è accompagnato da un delizioso venticello di tempesta che ci fa traballare tipo Buddy Holly e Ritchie Valenzuela, da Monaco fino a Milano. Ripasso mentalmente le immortali parole di Bob Dylan: "On a plane ride so bumpy that I almost cry". C'è chi vomita, chi maledice il lavoro che fa, chi discute ancora se l'assolo di Joe Perry era suonato più velocemente di uno di Joe Satriani.
Arrivati, alfine, con meno soldi in tasca e molto mal di pancia e mal di testa. Ne valeva comunque la pena. Per una delle più folgoranti serate di rock'n'roll della mia vita. E per una collega svedese, che non ho mai più rivisto. Forse la rivedrò giovedì sera a Colonia, al concerto dei Kings of Leon. Who knows it. Se era un tipo intelligente, come mi sembrò, avrà sicuramente cambiato lavoro e lasciato questo insulso carrozzone del rock'n'roll. Io no, I'm too old for rock'n'roll, but too young to retire. Che altri mi resta da fare, nella vita? E' uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo. Come dite? Sì, lo so. Il conto degli extra non lo passa la casa discografica. Me ne ricorderò, a Colonia.

8 comments:

Max said...

Semplicemente meraviglioso...questa è narrativa on the road !
E' davvero un piacere leggere questi spaccati di vita , non importa se impreziositi e arricchiti con abbondanti dosi di fantasia o no , si leggono che è un piacere , e questo è quello che conta.
Grazie.

Maurizio Pratelli said...

Questa volta sono indeciso, c'è almeno una foto che è meglio del post! E mica tutti possono capire che si possa desiderare una camera con Tyler e non con la tipa che abbraccia. Anche se poi ti sei rifatto con la collega svedese, non son fatti nostri, ok. Sei troppo rock! :-)

silvano said...

Prosa Rock 'n' Roll, grande da mandare a memoria. Un concerto scritto, un po' Chandler, un poì Bukowski, un po' on The Road JK e molto ma molto rock'n'roll.
Stay Rock Paolo.
ciao, silvano.
P.S. e la collega svedese? ... ok mi faccio i fatti miei, basta dirlo.

ciocco72 said...

Degli Aerosmith ho sempre preferito le "top funky model" della loro musica. Pero' e' stato divertente sentirti raccontare la tua crucca avventura. Quando parlavi della svedese rasentavi i discorsi del direttore della famosa rivista copiona... Ocio agli extra. ;-)

Skywalkerboh said...

divertente e arguto: Te!


Luca Skywalker

Il Grillo Cantante said...

Grandissimi Aerosmith! Anche le loro ballads sono stupende...
In camera con Steven Tyler?
I hope you were meaning LIV Tyler fratello...
thank you for rockin paul

Fausto Leali said...

Buon viaggio and have a good show, allora.
Ma se incontri la collega svedese, non fare l'errore di chiederle dov'é stata fino adesso: potrebbe risponderti "non sono fatti tuoi".... :-))

rickdog said...

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