Friday, October 24, 2008

L'ultimo valzer

Fuori uno. Quelli del "club dei 27" sono usciti di scena già da tempo, appunto quando avevano 27 anni. I Jim, Jimi, Janis, Brian, Kurt, Gram. Finanche Robert (Johnson) ne aveva 27 quando morì. Leonard Cohen, ieri sera sul palco degli Arcimboldi di Milano, fresco 74enne da un mese, è stato probabilmente il primo di "quelli che sono sopravvissuti" a ballare con noi il suo ultimo valzer, prima del ritiro per limiti di età imposti da una voce che era soltanto un sussurro sulle spalle di una carriera quarantennale che è impossibile pretendere duri di più. Mi aspetto che i Jagger, i McCartney, i Dylan abbiano altrettanta dignità quando suonerà anche per loro l'inevitabile momento. Ma non ci sarà più nessuno come loro, questo è certo. Ieri sera abbiamo assistito all'addio non solo di Mr Cohen ma di una generazione, di un mondo, di una utopia. Di un grido, quello del rock.
E "dignità", commovente dignità è la parola che viene in mente dopo aver assistito allo spettacolo che questo anziano e magrissimo signore, stretto nel suo doppiopetto nero, in testa un Borsalino che si toglieva a ogni fine canzone, che si inchinava davanti ai suoi musicisti quando prendevano un assolo, che si metteva in ginocchio quando certi brani erano la preghiera di un uomo solo davanti al mistero (Anthem, Hallelujah), che gentilmente declinava il capo - togliendosi il Borsalino - quando presentava i suoi musicisti, con affetto, come dire, grazie per aver reso le mie canzoni migliori.

Canzoni che sono state eseguite con incredibile generosità, un set degno di uno Springsteen, tre ore tra le pagine antiche sfogliate al Chelsea Hotel, oppure indossando quel Famous Blue Raincoat da solo sul palco, lui e una chitarra e un fascio di luce nel buio; oppure la rabbia dell'ebreo errante che si stempera adesso nella saggezza dell'età in The Future o nella sua "lettera d'amore agli Stati Uniti", Democracy. E poi loro naturalmente, le sue donne tanto amate, Suzanne così come Joan d'Arc. E quando la voce sembra trovare un antico possente canto liberatorio, giunge il momento delle lacrime che versiamo cantando con lui addio Marianne, So long Marianne: e lui, il poeta gentile di Montreal, estrae dalla tasca della giacca un piccolo rosario con croce d'argento, lo stringe nel pugno, lo mostra al pubblico e canta come se fosse ormai in un'altra dimensione che noi comuni mortali vediamo tra la nebbia e lui già intravvede oltre la strada, oltre il muro. Ballando fino alla fine dell'amore, Dance me to the end of love nel modo in cui aveva aperto il concerto.
Sì, abbiamo preso Manhattan, poi Berlino e anche Milano. Abbiamo cercato di essere liberi come un uccello sul filo, Bird on the Wire, solo il nostro cuore può dire se ce l'abbiamo fatta. Lei ce l'ha fatta sicuramente. signor Cohen. E grazie per averci ricordato un'ultima volta che There ain't no Cure for Love, non c'è rimedio all'amore.
Quindici anni fa lei era venuto a Milano, in un altro teatro, e ci aveva lasciato il suo cuore da custodire. Ieri sera è tornato a reclamarlo, a chiederci conto di cosa ne avevamo fatto, a riportarlo là dove è giusto che stia. Nella torre della canzone, The Tower of Song. Insieme a Dio.

Sincerely, I'm your man.

17 comments:

anna said...

sincerely, grazie per questo racconto!
sei riuscito a stringergli la mano?

Spino said...

profonda invidia...

Paolo Vites said...

anna, no

ciocco72 said...

avrei voluto andarci ma gia' avevo dato via un rene per tom waits... mi dicono che senza il secondo non si puo' andare avanti... mi unisco a spino all'invidia!

Maurizio Pratelli said...

Ringrazio Paolo per il suo splendido racconto. So di aver perso qualcosa di magnifico. Ma concordo con Ciocco, come ho spiegato nel mio post concerto all'alba. Ciao

Fausto Leali said...

passione e poesia in un racconto - il tuo - dentro le note di un poeta - Cohen.
grazie, come sempre, per quello che riesci a far passare nell'anima di chi ti legge...

Gattosecco said...

La classe immensa di quest'uomo è impareggiabile. Bird on Wire è una delle cose più inense che abbia mai ascoltato.

Ragman said...

La bellezza incontrata su boogie street.
Sui pezzi cantati dalle splendide coriste (ed in particolare sulla magnetica If it be your will, canzone che non ho ancora capito: a pelle la odio per qualche motivo.. ma in realta' si conficca sotto pelle e non ne esce piu') ho immediatamente realizzato che la performance di ieri ha incarnato il desiderio di incontrare il mistero delle domande del cuore. Magari attraverso una bella donna.
Infatti sentire le splendide melodie di Mr Cohen cantata con voci straordinarie mi hanno fatto cogliere come anche la voce, rauca e in fondo stonata, di Cohen tende le corde di chi ascolta nella ricerca della bellezza.

E forse questo e' un elemento chiave anche di Dylan..

Honored to be there, Mr Cohen.
E grazie Paolo per il pos

Rag

Anonymous said...

è il solito discorso.... sento tanta gente osannare quelle rockstar che sono morte giovani, come se morire giovani ti consegni all'olimpo del rock...
cohen oltre che quelli, e sono tanti, di cui parli, sono un esempio di come si possa crescere rimanendo sinceri e proponendo ottima musica

io la penso così: meglio una rockstar attempata ma in forma che una rockstar morta giovane, che della vita non aveva capito niente e si era bruciata in fretta, almeno l'esempio è positivo

Luca Skywalker

Paolo Vites said...

ciao luca. il mio commento sui morti giovani voleva implicare che, se fossero sopravvissuti, oggi avrebbero poco meno dell'età di Cohen. E sarebbero come Cohen i testimoni di un'età dell'oro della musica che oggi non ha nessun erede. Grazie a Dio Cohen è arrivato fino a qui, non mi aspetto di rivederlo ancora (spero che viva fino a 100 anni ovviamente) per cui questo concerto degli Arcimboldi per me ha significato la fine di un'era. L'ultimo valzer del rock, il rock vero naturalmente.

Giovanni said...

Ciao Paolo,
io non capisco perché ti accanisci a ribadire che il rock sia morto.
Se c'è ancora un rock vero, come dici tu, perché devi dire che sta morendo?
Secondo me c'è tanta gente ancora viva che suona bene, soltanto che non evoca personaggi che magari si vorrebbero che venissero evocati, se ogni volta si ripensa al boss di vent'anni fa, agli u2 di joshua tree e ad altri momenti storici, allora non se ne viene più fuori. Il presente sembra meno affascinante di quel che si vorrebbe? Non lo so, mi sembra che ci sia un difetto. Ma magari non ho capito!
E poi un ultima cosa, perché devono essere i giornalisti a sancire la fine dell' artista?
Sono sempre preoccupati di far nascere e fare morire un' artista, lasciamolo decidere a loro, se non ci interessa più uno, semplicemente non lo si va ad ascoltare!
ciao!

Paolo Vites said...

ma giovanni siamo seri: è vero che ognuno di noi è affezzionato a quei musicisti che ha ascoltato da giovane, in momenti particolari della sua vita, per cui immagino che tu - non so quanti anni tu abbia - sia afrfezionato agli U2 e li reputi dei grandi, ma è anche vero che con gli anni e gli ascolti uno dovrebbe sviluppare un minimo di oggettività e di capacità critica, ovvero capacità di riconoscere il bello. Io ad esempio cohen non l'ho scoperto ai tempi dle suoprimo disco,1968, ma molti anni dopo - ho cominciato a scoprirlo nel 1993, quando lui faceva dischi già 25 anni e io li ascoltavo da da quasi 20, eppure non ho dubbi oggi a riconoscere la sua grandezza e soprattutto aiutami a trovare un artista che negli ultimi 15 anni abbia saputo scrivere un brano paragonabile a una Famous Blue Raincot oppure a Chelsea Hotel. Dimmene uno.

per quello che dici sui giornalisti, sinceramente non ti ho capito. di solito, i giornalisti vorrebbero far continuare in eterno certi miti della musica, anche perché resterebbero senza lavoro

Anonymous said...

Se volete un esempio di rock vivo suonato da giovani, e non da attempati, cercate il dvd "Sooner or Later in Spain" dei Marah (su ebay a davvero pochi euro nella versione con cd annesso), fidatevi
Io sono volato fino a Barcellona per vederli dal vivo e sono tuttora scioccato

Luca Skywalker

p.s. Paolo, nel post precedente non mi ero espresso bene, non ce l'avevo con Te! ;-)

Paolo Vites said...

anche i Wilco (dal vivo) non sono male.

comunque se qualcuno è in grado di spiegarmi quando negli ultimi decenni è stato possibile superare o almeno essere allo stesso livello di un mese, il luglio 1965, in cui a poca distanza uno dall'altro sono usciti tre brani come Tracks of My Tears, Help! e Like a Rolling Stone, sarei felice. ed è solo uno di innumerevoli esempi.

Giovanni said...

"aiutami a trovare un artista che negli ultimi 15 anni abbia saputo scrivere un brano paragonabile a una Famous Blue Raincot oppure a Chelsea Hotel."

Eddie Vedder - Guaranteed.
Può andare?

Paolinetta said...

Stavo leggendo Gamblin' Ramblin' e mi sono detta "andiamo a vedere se anche Paolo è stato a sentire Leonard"... E infatti ne hai scritto una magnifica recensione. Merci. P.

laura said...

quando lessi il tuo racconto, ormai due anni fa, mi dissi: ecco, ormai non lo sentirò più.

invece, proprio ricordandomi di questo racconto, quando ho saputo che era a firenze, con determinazione, ci sono andata e ci ho portato i figli.

ti ringrazio. perché, forse, senza il tuo racconto, non avrei avuto quella spinta in più che mi ha permesso di superare difficoltà e remore, e di vivere una serata indimenticabile e molto, molto vicina al paradiso.

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