Tuesday, October 28, 2008

My generation

Caro amico/a
Vorrei cominciare citando una frase che ho sentito una volta da un amico americano. Andava di moda nella San Francisco hippie degli anni 60. Detta in inglese suona meglio (“May the baby Jesus shut your mouth and open your mind”), ma va bene anche in italiano: “Possa il bambin Gesù chiuderti la bocca e aprirti la mente”.
Vedi, dalle cose che mi dici mi sembra di capire che tu appartenga a una generazione che crede che una certa cosa sia giusta solo perché qualcuno crede sia così, nonostante i fatti o altre indicazioni della realtà possano suggerire.
Quello che mi dici di Elvis Presley (che non si scriveva le canzoni che cantava, che è morto perché mangiava troppi cheeseburgers etc) mi fa capire che ti manca la capacità di capire il contesto in cui una data persona si trovi o si sia trovata ad agire.
Mi sembra anche che tu appartenga a una generazione che ha delle aspettative sempre minori rispetto al concetto di “grandezza”. La tua è una generazione che ha fatto sì che si perdesse il concetto del significato della parola “capolavoro”. Tu e i tuoi coetanei volete disperatamente che qualcosa o qualcuno di grande sia venuto fuori dalla vostra generazione. Ed ecco la tua lista di “grandi “artisti e “grandi” dischi.
Sai quello che diceva Duke Ellington quando parlava di musica, vero? Anche questa suona meglio in inglese (“It don’t mean a thing if it ain’t got that swing”), “non significa nulla se non ha il senso dello swing”. Parlava di musica, ma io e te sappiamo che si riferiva a qualcosa di più, alla vita intera. La musica che ascolti tu non ha swing. E credo anche la tua vita. Non dico che tu non possa ascoltarla, o pensare che sia buona musica. Sei libero di farlo. Ma non cercare di convincermi che lo sia. Gli manca quel “qualcosa dentro qualcosa”, quella cosa che Jack Kerouac andava cercando per le strade d’America, ad esempio.
“Were are you gone Joe Di Maggio, a nation is turning his lonely eyes to you”: è probabilmente il più grande verso mai contenuto in una canzone rock. Sai perché? No? Non sai nemmeno che canzone è? Ok, ripassa fra 4 o 5 anni.
Oggi quelli che fanno dischi e scrivono canzoni hanno imparato la lezione. E che cavolo, con 50 anni di grandi dischi dietro le spalle, anche un cretino saprebbe prendere un po’ di qua e un po’ di là, frullare tutto e oplà il gioco è fatto. Ti sei mai chiesto però, amico, come mai nessuno oggi scrive più grandi canzoni? Quelle che segnano una vita, quelle che restano, quelle a cui torni sempre. Chieditelo. Forse è il modo in cui abbiamo ridotto il mondo che ci circonda, ma io creda dipenda dal fatto che tu e i tuoi amici non siate più interessati all’idea di “bellezza”. Fare i “trasgressivi” è molto più facile e alla moda.
Un altro problema della tua generazione è che fate fatica a concentrarvi su qualcosa per più di dieci minuti. Troppa televisione. Troppi videogames. Troppi cellulari. Spesso mi accusi di vivere nel passato, di ascoltare solo musica degli anni 60 e dei 70, due decadi sopravvalutate. Be’ amico, come può una decade che ha avuto i Beatles e l’altra i Clash essere sopravvalutata? Pensaci amico. Se io aspiro alla grandezza e alla bellezza su che cosa è che voglio misurarmi? È semplice: il meglio. Con coloro che sono riconosciuti come i grandi. È ingiusto? Forse, ma la vita spesso lo è. La vita stessa è tropo grande per le nostre piccole capacità di misurarla.
Un’ultima cosa: i Beatles non erano esattamente una “band” quando divennero famosi. Erano un “gruppo”. C’è molta differenza fra una band e un gruppo. I Grateful Dead o la Allman Brothers Band, specie agli inizi, erano delle band. Facevano musica. E questa, può piacere o meno, a seconda dei gusti. Poi anche loro però, come quasi tutti quelli di quei tempi là, sono diventati dei gruppi. Ma i Beatles erano davvero un gruppo, e un gruppo di amici: scrivevano “canzoni”. Non dirmi che i Coldplay sono un gruppo rock o che i Radiohead scrivono canzoni.

Ma ti voglio bene e sarò sempre a tua disposizione, solo non chiedermi di imprestarti i miei dischi.

37 comments:

lillo said...

direi che più che una risposta al tuo amico questo è una grande lettera d'amore al rock... o perlomeno a quello con cui sei cresciuto...

anche se poi, io che ho 30 anni, e quindi sono un pò più giovane di te e presumibilmente un pò più vecchio del ragazzo di cui parli, non posso che condividere il giudizio... non ci sarà mai più nessuno come i beatles, o dylan, o clash, cohen, lou reed, neil young, led zeppelin ecc... "quelle" canzoni sono finite...

però sì ogni generazione ha bisogno dei suoi eroi... io avevo i nirvana e jeff buckley...

oggi hanno coldplay e radiohead che comunque non sono poi così male... sempre meglio di britney spears comunque (spero si scriva così)

ciocco72 said...

ma credi ancora che Elvis sia morto per troppi cheeseburgers?
Elvis e' vivo!
vabbe' i Radiohead mi piacciono e anche un sacco , i beatles li ho ascoltati troppo e non li sopporto piu', jeff e' morto prima che potesse passare vicino a me per poterlo adorare dal vivo... non c'e' da aver dei nuovi gruppi, non saranno gli dei ma alcuni sono dei figli minori , sanno dare sensazioni, sanno suonare, soprattutto all'inizio, quando hanno "fame", sanno colpirti e stenderti. Gli altri, improponibili, come dice lillo, lasciamo stare. Kill'em all :-P

Blue Bottazzi said...

Elvis chi? L'amico di Richard Nixon?

silvano said...

Cosa dire dopo aver letto un articolo così? Chiudo il blog e vado a casa.

Sono d’accordo con te, Paolo. Sono d’accordo, nonostante a me i Radiohead piacciano molto e piacciano pure i Pearl Jam, e mille altri e nonostante continui a comprare ed ascoltare musica “nuova”.
Quello di cui parli, quei 20 anni sono stati l’età dell’oro della musica rock. Il rock non è morto e non credo morirà, ma dovrà passare ancora del tempo prima che qualcuno se ne esca e sia altrettanto fondamentale e foriero di nuovo ed epocale.
Un’età dell’oro determinata e determinante da e di un cambio sociale, storico come forse non se ne erano visti nel 900. In quei vent’anni i fermenti provenienti dall’America hanno veramente cambiato il mondo, il sociale. I giovani hanno prodotto una loro cultura originale e l’hanno imposta, hanno regalato un nuovo immaginario collettivo al quale ancora noi ci rifacciamo, e che studiamo e desideriamo.
Il rock è divenuto grande, è cresciuto si è trasformato da musica generazionale a genere musicale, a standard.
Quelle canzoni hanno, sia pur per poco, cambiato il mondo o almeno hanno portato la sensazione di poterlo cambiare.
Quanta ingenua forza ha ancora una piccola canzone come “Chicago” da 4way street?
Certo oggi non si può dire di alcuna canzone che ambisca a cambiare il mondo. Trovatene una, pensatene una, non ce ne sono.
Oggi a tutti è passata la capacità di sognare, non so se sia una sconfitta o un progresso.
Bob Dylan quando cantava sognava e interpretava, dava voce ad una generazione, ad un modo di essere. Ancora ha ragione Paolo quando parla dei Beatles ed introduce il distinguo tra “Gruppo” e “Band”. Era proprio così. E non solo per i Beatles, ma anche i Rolling Stones erano amici, e così pure i Pink Floyd, compagni di scuola, amici di infanzia, vicini di casa, figli di un quartiere che si poteva percorrere a piedi. Lo stesso Springsteen con la sua E Street ne è ulteriore testimonianza.
Gruppi di amici che suonavano canzoni e che hanno fatto la storia.
Un saluto a tutti.
Ciao, silvano.

P.S. ancora grazie Paolo.

Anonymous said...

forse il problema del rock è che davvero sono state scritte troppe belle canzoni allora, e non è più rimasto molto
del resto oggi la musica che va per la maggiore non è quella che è buona davvero (credo ci siano tanti gruppi, e non bands, che ne fanno ancora), ma quella che va su MTV e simili
la società è cambiata, allora un "eroe" durava, ogi la tv è sempre alla ricerca di nuovi eroi, ce li snocciola uno dopo l'altro
oggi si corre troppo, non ci si ferma a gustare le cose
allora ci si fermava, e quindi prevaleva la musica di qualità

Luca Skywalker

Maurizio Pratelli said...

Ciao Paolo ho cambiato indirizzo al mio blog, meglio lasciare il vino alla tavola...
http://tornoaivinili.blogspot.com/
Intanto lancio la sfida, visto che siamo in tema... Il miglior disco del 2008? Ecco tre dischi che mi son piaciuti: Madrugada "Madrugada", John Mellencamp "Life Death Love And Freedom", Vinicio Capossela "Da solo".

Gattosecco said...

E quando gli hai parlato di Grateful Dead e ABB ha fatto spallucce, giusto?
Ci vorrebbe un blog intero per discutere di questo post.
Sì troppa televisione, troppi cellulari, nessuna capacità di concentrazione. E una "trasgressione" da quattro soldi. Facile quanto banale, immotivata e priva di qualsiasi base morale. Che fa ridere e preoccupare alo stesso tempo.

St said...

ma...secondo me bisognerebbe "stare nel mezzo". Indubbiamente nel passato ci sono stati artisti straordinari il cui numero è insuperabile attualmente. Ma è anche vero che prima di loro nulla era stato scritto, avevano carta bianca praticamente. Oggi come oggi è difficile uscire con qualcosa di nuovo, ma trovo snobbistico sia rifiutare tutto ciò che è nuovo sia tutto ciò che è "rock da dinosauri". Se poi i critici musicali sono convinti che non uscirà mai niente di buono, hai voglia riuscire a scoprire qualche nuova leva valida (eppure ci sono).

Fausto Leali said...

Che post affascinante, ancora una volta ci hai fregato tutti quanti...
Chissà, non é escluso che qualcosa salti fuori ancora (é sempre difficile dare giudizi quando si é "contemporanei" ad un fenomeno), ma credo proprio che tu abbia ragione. E mi veniva da pensare, in parallelo, all'esempio della musica classica, che ha prodotto geni ed opere solo in un determinato periodo (un Mozart, un Beethoven, uno Chopin non nasceranno mai più) o anche ad altre espressioni d'arte, come pittura e architettura: chi é capace oggi (e chi lo sarà mai più? Nessuno) di dipingere una Cappella Sistina o costruire una cattedrale come quella di Chartres?
Grazie ancora per il post.

silvano said...

Credo che anche oggi ci siano grandi artisti, il punto è che c'è incapacità, usando un linguaggio consolidato (il rock), di immaginare un futuro musicale nuovo. E' un problema di linguaggio o di mancanza di nuove idee? Mi spiego meglio: il rock più di quello che ha dato non può dare per una questione di sintassi, o alle persone mancanoo fede ed entusiasmo e non riescono più a "buttare il cuore oltre l'ostacolo" e non hanno più la forza e l'incoscienza di saper sognare?
Oppure, ancora, è forse perchè l'industria discografica vuole sempre e solo andare sul sicuro e non rischia mai niente? Tranne poi tagliarsi le gambe da sola sbagliando quasi tutto negli ultimi 30 anni?

anna said...

Paolo, posso dire pochissimo sulla questione ma siccome non mi lasci indifferente... nel 65 son nata, poi quello che sarebbe probabilmente rimasto nascosto dall'altra parte del fiume, come polvere, è diventata carne e colonna sonora della mia vita: la ricerca del grande ideale, Dylan, Nick Cave, Wilco per dirne alcuni... visti dal vivo e assobiti come una spugna asciutta... un regalo del destino che non dimenticherò mai.
Di nuovo? The Felice Brothers e Ryan Bingham!

Hai news della data d'uscita del suo nuovo?

Anonymous said...

Splendido post, sottoscrivo tutto, grazie mille, per quest'anno voto Ryan Adams, Willie Nelson con Marsalis, Dylan e Buena vista live, un abbraccio, marcello

silvano said...

Tra dischi 2008: Rem "Accelerate", Baustelle "Amen", Paul Weller "22 Dreams".
ciao.

Paolo Vites said...

raga... stavo scherzando! be' mica tanto...

cmq, come è morta la musica classica, come è morto il jazz, come è morto il blues, non si capisce perché la musica rock non debba anch'essa aver esaurito il suo corso, è un dato fisiologico e non c'è niente di che scandalizzarsi. i motivi? tantissimi. ne cito solo due: 1. fino alla fine degli anni 70 le grandi case discografiche erano guidate da veri appassionati ed esperti di musica che sapevano capire un talento quando bussava alle loro porte, basti citare clive davis che fa esordire patti smith o john hammond che fa esordire dylan o springsteen. dagli anni 80 in poi le case discografiche vengono gestite da esperti di marketing.
2. l'esplosione negli ultimi 15 anni delle etichette indipendenti o peggio della possibilità di farsi un disco in casa da soli. questo ha portato alla proliferazione dei prodotti, migliaia di dischi ogni mese fatti da autentici incapaci che non sono neanche capaci di accordarsi la chitarra.non esiste più il filto, come succedeva fino agli anni 70, che era posto dall'esistenza di poche case discografiche. sembra che adesso gli artisti siano più liberi ma non è così: è solo una falsa idea di libertà artistica e ha portato all'abbassamento del livello artistico.
un po' come succede con i blog :-): ognuno pensa di essere uno scrittore solo perché ha la possibilità di scrivere le sue fregnacce senza nessuno che gli dica se è roba valida o meno. naturalmente, io sono un di quelli che scrivono frignacce...

peace & love brothers, peace & love...

Anonymous said...

vero!
l'ho letto online da qualche parte, in una dichiarazione di sir elton john, dove diceva che col fatto che coi computers tutti possono registrarsi e stamapre cd, è aumentata la quantità a discapito della qualità, e poi non andando in uno studio, ma rimanendo a casa si sarebbe persa la magia nel creare musica...

Luca Skywalker

p.s. anche per me: abbasso il marketing, dove si ragiona per soldi si uccide tutto

paolo, scommetto che un articolo del genere non te lo pubblicano, vero?

silvano said...

Chiudere gli occhi ed ascoltare la voce della passione è forse sbagliato, ma spero tanto che ti sbagli.
ciao, silvano.

Il Grillo Cantante said...

ci penserò bene paolo, a tutto quel che hai scritto! Molto affascinante... Però, dato che scrivi questi post, se poi i tuoi dischi non li presti come farai ad aiutare il tuo amico a vederci chiaro??

dagli anni 80 in poi le case discografiche vengono gestite da esperti di marketing.

Tanto per non ridurre la tua provocazione solo a "fankulo i markettari".. io dico: il marketing non è il male: è uno strumento dell'economia come le fabbriche e la forza vendita. Gli stupidi sono i proprietari, che concepiscono le etichette solo come aziende e non come centri culturali - e di conseguenza si piegano al mercato, abbassando la qualità e diseducando la gente. Il genocidio culturale professato da pino scotto (!!).
Senza un pensierino di marketnig anche le grandi band che hai citato sarebbero un po' meno affascinanti, pensiamo alle coprtine dei beatles o dei pink floyd, a andy wharol o al logo degli who...

Tra i grandi che hai citato, manca solo quel turco che ha lanciato ray charles e poi i led zeppelin... averne!
Grazie Paul

Paolo Vites said...

pino scotto è un grande. il marketing applicato alle case discografiche è quello che decide a tavolino quali devono essere i gusti della gente e quindi produrre prodotti che vadano in quella direzione. questa è è una buona cosa? direi di no. si creano gusti e mode e tendenze artificiali che cadono in testa alla gente a prescindere dalla realtà e dai desideri effettivi delle persone.

andy warhol marketing? ma stai scherzando? warhol era un artista, e il fatto che lui facesse copertine per i dischi era l'incontro fra due forme d'arte, quella pittorica e quella musicale.

Il Grillo Cantante said...

Ripeto: il marketing è solo uno strumento. togli il marketnig ed è come toglere i negozi di dischi... manca un pezzo e tu alla musica non ci arrivi!!!

cero marketing si basa sui sondaggi. e cio' è bene per certi prodotti, ma è male applicarlo a tutti i prodotti culturali. i gusti della gente nel campo culturale non si seguono, bisogna osare!!
qs è l'errore.

Stiamo dicendo la stessa cosa: tu dici "il male è il marketing", io dico "il male lo fa chi lo applica male".

andy wharol ha lavorato per le pubblicità di vogue e glamour. e nessuno si scandalizza. non si può unire arte e marketing? e chi lo dice? Occhio ai luoghi comuni.

Paolo Vites said...

non ho mai detto il male è il marketing, ho sotto inteso che il marketing applicato alle esperienze artistiche, qualunque esse siano, è una boiata pazzesca e produce solo sottocultura e prodotti di infima qualità. un esperto di marketing a capo di una casa discografica è come mettere me a dirigere un gruppo di elettricisti, disastro totale.

lavori nel marketing?

Il Grillo Cantante said...

mmm vabbè.

se lavoro nel marketing?
chi, io?
ma va...

;-)

Paolo Vites said...

vabbé sto par di ciufoli. sono d'accordo che il marketing ci deve essere, altrimenti nessuno ti conosce e rimani un emerito sconosciuto, ma va tenuto separato dalla direzione artistica (e usato con discrezioen, senza esagerare, a meno che l'unico tuo obbiettivo sia fare palate di soldi senza fine)

Il Grillo Cantante said...

that's the point

you're fuckin right bro!

Anonymous said...

pino scotto un grande?! e cosa lo renderebbe un grande di grazia? a me sembra solo patetico.
e warhol il marketing l'ha inventato. spacciare pubblicità per arte l'ha inventato lui, lì sta la sua genialità. se leggi la sua raccolta di aforismi ci trovi questo ed altro. ha preso per il culo tutti, lui sì che era un vero artista, così come i sex pistols. l'arte è dissimulazione, meraviglioso fumo negli occhi, non deve avere sempre necessariamente un intimo contatto con la Verità, con la Genuinità. quelle son tutte balle della mitopoietica rock, che vorrebbe Springsteen dio in terra e Bowie un cretinetto alla Fregoli (e lo dice uno che preferisce il boss al duca bianco)

Anonymous said...

il post di prima è del solito sottoscritto guastafeste.

andrea

Paolo Vites said...

andrea? guarda, non lo avrei mai detto.

"spacciare pubblicità per arte" non è marketing,comunque

Ragman said...

Non riesco neanche a confrontarmi con la frase "il rock e' morto".. ma in generale preferirei lasciarmi aperto uno spiraglio.

Che "certe" canzoni siano diventate nel tempo sempre piu' rare e soprattutto che "certi" artisti manchino, mi pare piuttosto oggettivo.

Concordo abbastanza con andrea sulla visione furbesca e markettara di Warhol.
E non credo nella visione puramente ideale e artistica di quegli anni.

Certo ormai e' impossibile che uno canti credendo di poter cambiare il mondo.
Se ne sta convincendo piano piano anche springsteen..
E certo la forma rock e' piuttosto usurata.

Ma questo non spiega tutto.
Bisogna veramente avere fame, o credere veramente in qualcosa, o avere un desiderio enorme per cantarlo o gridarlo in una canzone.
E che ce l'ha lo canta, vedi nonno Cohen l'altra sera. Cantava ogni singola parola, pur di canzoni vecchie di 40 anni.

Quando questo succede noi si salta sulla sedia. E ci e' successo un po' di volte negli ultimi anni.
Certo troppo spesso erano artisti attempati.. ma forse non tutto e' perduto.
ragman

ps: spero che i dischi me li impresti ancora.. :-)

Ragman said...

ps1: so che non parlavi con me, ma credo che presti dischi a mezzo mondo e siamo tutti preoccupati.. :-)

ps2: c'e' anche l'altro lato: ho appena sentito un'intervista di un giornalista italiano (che non sei tu e che non nomino) a uno dei miei idoli (di quel tempo che fu) che e' pietosa.. e a sentir certe cose vien veramente da pensare che forse il rock e' veramente morto.

Anonymous said...

e a proprosito di marketing... due parole su malcolm mclaren no?
john landau?

Luca Skywalker :-)

silvano said...

Per Paolo.
Mi sono riletto un po' tutti i post. Scusa ma non ho capito del tutto quale sia la tua posizione. Per fare una domanda diretta: Ma tu pensi che il rock sia finito o almeno abbia esaurito la sua spinta propulsiva perchè ha veramente esaurito la benzina o perchè vittima di una crisi culturale/industriale, cioè per il fatto che in un qualche modo i produttori non sanno più fare il loro mestiere ed al loro posto ci sono i maghi del marketing che vendono dichi come fossero saponette e non musica?

ciao, silvano.

Paolo Vites said...

ma guarda, a me piace provocare ma non è che ho voglia e capacità di indagare certi fenomeni fino in fondo. credo tutte e due le cose che citi tu, che poi si ritrova in tutte le forme d'arte contemporanee: negli ultimi 30 anni sono forse venuti fuori un nuovo Hemingway o un nuovo Picasso? non credo. credo che ciò al di là delle logiche commerciali dell'industria che comunque hanno un loro peso, sia un segno dei tempi, dell'impoverimento culturale e spirituale generale che stiamo vivendo ormai da un paio di decenni.

silvano said...

Grazie della tua opinione.
ciao, buona domenica, silvano.

Anonymous said...

tanto per essere chiari:

"Being good in business is the most fascinating kind of art. Making money is art and working is art and good business is the best art"
(Andy Warhol)


questa era l'idea di warhol. tutto il resto sono sovrastrutture costruite dai critici. esattamente come tutto l'affastallamento analogo sul rock che hanno elaborato i critici in 50 anni. per quanto mi riguarda ho sempre considerato molto più punk, nel senso di provocatorio, destabilizzante, quel che fece mclaren con i sex pistols che l'intera carriera dei clash o dei dead kennedys. fare credere di essere un rivoluzionario e poi svelare che non te ne fregava nulla ma pensavi solo ai soldi per me è punk (i pistols), cantare in jeans stracciati e giubbotti di pelle dello sciropposo amore rargazzino che incontravi al 7 eleven è punk (i ramones), cantare su quanto è bello avere 6 lattine di birra e non avere un cazzo da fare è punk (i black flag), cantare invece contro questa o quella guerra, contro questa o quella compagine politica era una cosa tremendamente vecchia già allora nel '77 e dintorni, era fare gli hippy fuori tempo, alla faccia di chi diceva che i punk odiassero gli hippy e infatti per me quelli erano punk solo di nome, meglio, degli hippy travestiti da punk. punk erano i throbbing gristle, non certo i clash, con tutto il rispetto per la loro dimensione musicale, che cmq nulla aveva di innovativo o sorprendente.

Paolo Vites said...

i clash non erano punk

ciao andrea

Anonymous said...

è strano perché sono 30 anni invece che la critica li cita come tali. i proclami poi li faceva strummer mica io, london calling l'ha scritta lui, un album sandinista l'ha chiamato lui. che poi siano nati punk e via via si siano trasformati in altro è un altro paio di maniche

a.

silvano said...

Scusate se mi intrometto nella disputa, ma a me a 30 anni di distanza sembra tutto rock'n'roll sia quello dei sex pistols sia quello dei ramones. Entrambi non sapevano suonare nè hanno mai imparato ma avevano energia, vera. I Clash sapevano suonare invece. Eccome!
ciao, silvano.

Anonymous said...

anche a me piace provocare, ma se si provoca poi bisogna portare a sostegno delle argomentazioni valide a mio parere. non solo, mi piace chi tenta di proporre un punto di vista alternativo alle cose. sono piuttosto d'accordo sull'impoverimento culturale e spirituale, bisognerebbe capire quali sono le cause che l'hanno generato. solo il consumismo?

a.

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