Thursday, November 26, 2009

Jewels and binoculars

"I aint gonna give you no bullshit"
(Mick Jagger, Madison Square Garden, 26 novembre 1969)

Una volta chiesi a Eric Andersen se gli piacevano gli Stones. Da folksinger purosangue e da appassionato che, come mi dice sempre lui, a casa ascolta sempre e solo jazz e musica classica, mi aspettavo un diniego disgustato. "Mi sono sempre piaciuti" disse invece "da quando li vidi al Madison Square Garden".
Jagger e soci al Garden di NYC devono averci suonato una infinità di volte nel corso della loro carriera, ma per tutti, specie quelli di quella generazione lì, dire "li vidi al Madison Square Garden" significa una data ben precisa. Significa quella volta lì, quarant'anni fa esatti, significa "il" concerto, la prima volta che suonarono nel cuore di New York, dando vita di fatto ai concerti rock moderni come oggi li conosciamo.
Solo che a differenza dei concerti che oggi conosciamo, quello di 40 anni fa, anzi i due che si tennero le sere del 26 e 27 novembre 1969, quelli facevano paura. Non erano intrattenimento stile Disneyland per famiglie. Era quando la musica rock faceva paura.
Con Mick Taylor a bordo e Brian Jones sottoterra da pochi mesi, gli Stones erano diventati la rock band più cattiva del pianeta. Questa sarebbe stata la formazione definitiva, e migliore, del gruppo inglese, con buona pace di Ronnie Wood e della buon'anima di Brian. Il blues era la cifra di questa formazione, il lato oscuro della psiche umana la storia che raccontavano: nei quasi dieci minuti di angosce narrate nella sconvolgente Midnight Rambler, raffigurazione dello strangolatore di Boston, o nel sabba luciferino di Sympathy for the Devil dove la chitarra di Keith Richards a un certo punto simette a suonare da sola. E attenti che a scherzare con certi personaggi si finisce per evocarli, come sarebbe successo meno di un mese dopo ad Altamont, California, con uno spettatore assassinato proprio mentre si alzavano le note di Sympathy for the Devil. E se Eric Clapton incendiava i Crossroads di Robert Johnson, loro feriscono l'amore con la sua Love In Vain.
Ma al Madison Square Garden si celebra ancora il blues bianco del combattente di strada: Street Fightin' Man, e che altro può fare un povero ragazzo, se non suonare in una rock'n'roll band?
L'evento viene giustamente celebrato in una versione deluxe di quello che è uno dei cinque più grandi dischi dal vivo di tutti i tempi, Get Yer Ya-Ya's Out (nella cui copertina, gli attenti dylaniani avranno riconosciuto l'evidente riferimento a Visions of Johanna di Bob Dylan, gioielli e binocoli che pendono dalla testa del mulo): un secondo cd con 5 brani in più registrato nel corso di quelle serate, tra cui Satisfaction, un terzo cd con le performance dei supporter, BB King e Ike and Tina Turner, e un dvd con immagini delle serate, del backstage, di Richards in studio. Una bonanza di grande musica, come dicono gli inglesi. Musica che fa ancora paura.

8 comments:

lillo said...

e gli altri 4 dischi quali sono? (lo chiedo per pura curiosità)

Paolo Vites said...

per me, che come sanno tutti ho sempre ragione:

1. HARD RAIN - BOB DYLAN
2. LIVE AT FILLMORE EAST - ALLMAN BRS BAND
3. 68 COMEBACK SPECIAL - ELVIS PRESLEY
4. THE LAST WALTZ - the band & friends

lillo said...

ah, beh sul 4 sono d'accordissimo. e hard rain lo adoro. il 2 e il 3 non li conosco. non so perchè mi ero immaginato qualcosa coi clash e il dylan del 75 invece che del 76. cmq mi informerò sugli altri, ciao!

Paolo Vites said...

il dylan del 76 è.... oltre l'umano

dei clash un disco live bello bello fatto bene non c'è, anche se lo shea stadium potrebbe entrare fra i primi 10

Maurizio Pratelli said...

e gli who???

zambo said...

penso che non conscere live at fillmore east della ABB sia come ignorare l'esistenza dell'orgasmo

Maurizio Pratelli said...

anche solo per affetto io ci metto four way street.

Paolo Vites said...

mitico zambo...

Four Way Street al numero 6, però solo la parte acustica, quella elettrica è obsoleta. gli Who at Leeds al numero 7