Tuesday, November 24, 2009

Rock critics

"Tanto ci sarà sempre un Bertoncelli o un Vites a sparare cazzate"
(Da una e-mail ricevuta, a proposito dei miei deliri sul blues *)
A fine anni 70 mi innamorai perdutamente dell'introduzione che Riccardo Bertoncelli scrisse a un volume di traduzioni dei testi di CSN&Y (traduzioni peraltro bruttine, ma non le aveva fatte lui). La lessi e rilessi tante di quelle volte che finii per impararla quasi a memoria. Era poesia, poesia rock, più che un saggio critico. Allora non pensavo di mettermi a scrivere di musica, finché c'era qualcuno che scriveva così che bisogno c'era di provare a fare altrettanto. Purtroppo Bertoncelli si dedicò ad altri impegni, anche se credo scriva ancora. Nello stesso periodo, era il 1978, mi innamorai anche di un articolo di Mauro Zambellini sulla scena di New York del periodo. Il primo disco che ho comprato perché una recensione mi aveva convinto a farlo (era piuttosto un lungo articolo, ma allora si faceva così) fu Two Sides to Every Story, 1977, di Gene Clark, e l'autore del pezzo era Raffaele Galli.
Smisi poi per noia di leggere le riviste rock, negli anni 80, fino a che mi imbattei a fine decennio in Blue Bottazzi che esaminava quanto uscito in non ricordo quale anno musicale. Fui di nuovo preso dalla passione per la lettura rock. Si può fare, pensai, si può scrivere così. E lo feci. Feci una fanzine su Bob Dylan e ne mandai qualche copia a Blue per sapere la sua opinione. Mi telefonò per dirmi che gli sembrava cosa bella, che anche lui anni prima aveva cominciato con una fanzine. Fu una sorta di battesimo della scrittura, di sponsorizzazione. Per cui adesso chi si incazza per le cose che scrivo se la prenda con Blue Bottazzi. E Bertoncelli. E Zambellini. Two Sides to Every Story, per la cronaca, quando lo comprai non mi piacque. Oggi mi piace tantissimo, per cui prendetevela anche con Raffaele Galli.

Da quando poi ho cominciato a farne il mio lavoro, ho scoperto Greil Marcus e Lester Bangs. Cerco di ispirarmi a loro, adesso. Cioè scrivere di musica rock, come qualunque altra cosa nella vita, non può essere una cosa neutra e non si può cercare di piacere a tutti. Non vuol dire azzeccarci sempre, tutt'altro. Manco Greil e Lester lo facevano. Figurarsi io. Vuol dire però non essere fan. Perché il fan farà sempre il tifo per la sua squadra. Qualche tempo fa un amico mi ha segnalato che in un forum dei Pearl Jam qualcuno era incazzato con me perché "avevo parlato male dell'ultimo disco dei Pearl Jam". Non ho mai scritto alcunché sull'ultimo disco dei Pearl Jam, ho solo ascoltato il singolo e scritto di quel brano (che reputo tutt'oggi bruttissimo). La persona poi aggiungeva che quando parlo di Bob Dylan invece parlo sempre benissimo. Il che è falso: negli ultimi anni ho parlato male o poco bene tante volte di Bob Dylan, tanto che diversi fan di Dylan mi hanno scritto messaggi ricchi di insulti assortiti. Vedete come si può distorcere la realtà quando si è dei tifosi. Il problema è la cattiva educazione che abbiamo ricevuto per tanti decenni attraverso tante riviste musicali che hanno insegnato solo a fare i tifosi, non gli appassionati di musica.
La stessa cosa mi è capitata a volte con musicisti di cui mi sono permesso di criticare i loro dischi. Italiani,ovviamente. C'è un gruppo rock di casa nostra molto amato di cui recensii benissimo l'esordio, salvo dire che secondo me tecnicamente aveva dei difetti come qualità di registrazione. Da allora non mi hanno più mandato i loro dischi perché si erano offesi.
Ma non disperiamoci: ci sarà sempre un Bertoncelli o un Vites a sparare cazzate... E per citare ancora il maestro Guccini, "tanto saranno le ultime oramai".
Keep rockin'

* cmq con l'amico che mi ha scritto ciò ci siamo lasciati senza malumori reciproci. Credo

11 comments:

Mick-Blackstone said...

Non ragionar di lor, ma guarda e passa

lillo said...

mah nenache io sono d'accordo con quello che hai scritto a proposito del blues ma pensavo che questo fosse un blog e non wikipedia, e credevo che su un blog uno ci possa scrivere (quasi) tutto quel che vuole perchè in fondo è casa sua, si resta sempre nell'ambito della libera opinione e se non ti piace beh nessuno ti obbliga a restare... mah mi sarò sbagliato forse, forse si deve stare un pò più attenti a cosa si pensa, a come lo si dice... c'è una brutta aria in giro...

Fausto Leali said...

per fortuna che ci sarà un sempre un vites a sparare cazzate...io ho ripreso a leggere di rock da quando é comparso lui!
un abbraccio fratello

sergej said...

Io una volta recensii il disco di un gruppo italiano piuttosto noto (un omaggio a un celebre jazzista) dicendo che mi sembrava suonato benissimo, tecnicamente ineccepibile, ma che non ne capivo bene il senso, perché mi sembrava una riproposizione piuttosto meccanica e scolastica dei brani originali. Gli diedi una valutazione di 3/5.
Incontrai poi il manager del gruppo, che mi disse di esserci rimasto male perché "non ci avete mica trattato bene".

Un'altra volta recensii 3-4 dischi di una casa discografica e ne stroncai uno, spiegando dettagliatamente i motivi. Il capoccia della casa discografica si incazzò a morte: ma non per il giudizio, bensì perché, a suo dire, "non si stronca mai una novità perché così si produce un danno economico". Il tizio sosteneva che il direttore del giornale, una volta ricevuta la mia recensione, avrebbe dovuto telefonargli e mettersi d'accordo: o farlo recensire da "qualcuno di più benevolo" (parole sue) oppure non pubblicare affatto la recensione.

Che vuoi farci, così va la vita...

Blue Bottazzi said...

Leggerti è un gran piacere: aspetto il tuo secondo libro. Ma presto!

silvano said...

Hai detto bene Paolo c'è il problema dei tifosi nella musica e della mancanza di cultura e di rispetto delle opinioni altrui.
Tu l'hai vissuto, come racconti, più volte a livello professionistico, ma anche a me e a molti che parlano da semplici appassionati dilettanti di musica nei loro blog è capitato e capiterà di prendersi insulti e persino minacce per aver espresso un'opinione non gradita ai fan sul loro idolo di turno.
Ricorderò sempre, e non ho nemmeno cancellato le minacce di morte, gli insulti ricevuti per un post in occasione della morte di Michale Jackson che altro non era che uno scherzo oltre che la mia personale opinione che come musicista era finito sin dai tempi di Thriller.
Che ci vuoi fare è così.

A proposito di tifosi per questa sera: FORZA INTER!!!

hazel said...

Anch'io voglio una t-shirt con scritto:io leggo Vites che spara cazzate.grazie a dio che ne spara ancora.

Maurizio Pratelli said...

ci sarà sempre un vites di cui voglio legger cazzate e un inter a far bello il calcio (la seconda forse è esagerata, ma son tifoso....)

Paolo Vites said...

inter di merda (interista troppo incazzato)

Maurizio Pratelli said...

veramente insulsa inter. mi tengo solo la maglietta Bertoncelli&Vites

Emanuele said...

Concordo con te Paolo.
Secondo me non ha importanza se un disco riceve critiche positive o negative in quanto ognuno di noi ha una sensibilità di ascolto e di interiorizzare la musica differente, esempio, per dei critici ma anche gente comune, un tipo di registrazione come la presa diretta può essere un difetto in quanto può esaltare le imperfezioni di un brano, per altri, come me è un pregio, in quanto percepisco la magia,sentimento, groove del momento.
Poi, sinceramente con i tempi che corrono, i gruppi 'indie' secondo me non devono fossilizzarsi troppo sulle recensioni negative/positive, l'importante è che si parli dell'album in modo da farne pubblicità.
Ciao
Emanuele :)

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