Thursday, May 22, 2008

Goin' down the road (feelin' bad)


Una volta all'anno, sempre di questo periodo, devo fare il mio pit-stop. Cambiare le gomme e quant'altro. Una volta all'anno, sempre tra la fine di aprile o quella di maggio - non chiedetemi perché - mi sparo 3, 4 giorni di febbre altissima, le tonsille mi escono dalle orecchie e mediamente ho visioni da day after.
Credo che sia l'accumulo di stress a esplodere a precise cadenze annuali. Poi si riprende la strada, the road, sentendosi meglio. Se solo vivessi in una città a misura d'uomo e non in questo inferno alla Blade Runner di Milano, non avrei questi crolli. Feelin' bad...

Uno che non ha bisogno di soste alcuna, lo sappiamo, è Bob Dylan. Lui si ricarica automaticamente ogni volta che sale su di un palco, sorta di terminator del rock'n'roll. Fra qualche giorno compie 67 anni, età pensionistica già superata, e verrà presto dalle nostre parti: il 15 giugno a Trento, il 16 a Bergamo e il 18 ad Aosta. Credo che quest'anno sarà la prima volta, da quando lo vidi nel 1984, che non andrò a vederlo. Ho sentito alcuni brani da un concerto tenuto qualche sera fa: un amico scozzese ha definito la voce di Dylan "una imitazione dei mugolii di Elephant Man" e sentendo questa Tryin' to get to Heaven direi che ha ragione. Ma non solo la voce: da anni ormai, da quando è andato via l'ottimo Freddy Koella a fine 2003, si è circondato di un gruppo di musicisti incapaci di dare il benché minimo spessore alle sue canzoni: arrangiamenti sempre identici, sorta di tentativo di fare del funk-blues, che si tratti di Mr Tambourine Man o Can't Wait, nessuno spunto strumentale, insomma una noia mortale. Scalette sempre identiche, con pezzi scelti dagli ultimi due dischi più "i grandi classici": insomma Dylan goes to Las Vegas. E' dal 2004 che non mi diverto più a un suo concerto, gli ho dato chance di "resurrezione" fino ad adesso, fidandomi della sua abilità a svolte impossibili, ma ci rinuncio.
La bella notizia che riguarda Bob Dylan, piuttosto, è questa: a settembre o forse in autunno, esce il nuovo episodio della Bootleg Series. Un doppio cd che - finamente - non è dedicato solamente agli anni 60, ma contiene brani inediti registrati in studio nel periodo anni 80, 90 e Duemila. Ecco allora le agognate outtake di Time Out Of Mind compresa la versione originale di Mississippi e la favoleggiata Girl on the Red River Shore, outtake di Oh Mercy e Under the Red Sky e altro ancora. Troppa grazia.

E chiudo con uno che on the road (senza sentirsi male) ci va poco, ma forse proprio per questo invecchia con grazia. Tom Waits sarà in Europa questa estate per una manciata di concerti, tra cui tre serate a Milano il 17, 18 e 19 luglio al teatro degli Arcimboldi. Non ha mai suonato a Milano nella sua carriera e mancava dal nostro Paese dal 1999. Inutile dire che, con il ritorno di Leonard Cohen a luglio, è l'altro evento musicale dell'anno. Prezzi altini (120 e 90 euro), ma il posto li vale. In vendita da domani su ticketone.
E da domani anche io torno on the road... feelin' bad...

14 comments:

Spino said...

Auguri di pronta guarigione... e domani speriamo di spuntare un biglietto per il 17 luglio...

Anonymous said...

una nuova bootleg series.... bene!
buona convalescenza
p.s. anche io una volta l'anno ho il tuo tipo di ferie forzate...

Luca Skywalker

Anonymous said...

Ciao Paolo,
buona guarigione!
Purtroppo devo condividere cio' che dici su Bob.
Anche io lo seguo spesso dal vivo,la prima e' stata nel 87,l'ultima l'altro anno a Torino,in totale una trentina e passa di show,estero compreso.E questa volta non mi muovo,non vado a vederlo,temo che dal cilindro magico in fatto live non uscira' piu nulla di nuovo,ed e' un peccato,credo che cambiare rotta ci voglia poco in realta',un po di rock sarebbe andato bene,mi sarei mosso,anche se ho due figli piccoli ci sarei andato,ma non cosi!

Stefano
a old Dylan fan

Aspettiamo il boot.

Anonymous said...

Ma non � possibile!
Nick Cave, Cohen, Dylan, Waits tutti insieme!!!
Proprio adesso che non ho il becco di un quattrino da spendere in queste cose!

Parziale consolazione il nuovo Booleg Series. Bella notizia, grazie.

Tom.

Fausto Leali said...

Quella su Dylan è un'analisi che non fa una grinza e forse sotto sotto la condivido anch'io.
Ma sai cos'è ? Io alla fine non rinuncio, la "svolta impossibile" è sempre dietro l'angolo, quando meno te l'aspetti...
Intanto salutiamo con entusiasmo - comunque - l'arrivo di un nuovo Bootleg Series così.
Per il resto auguri, forse avresti bisogno di un dottore.. :-)

Anonymous said...

hola Paolo,
se torni su MS io son sempre qui
www.myspace.com/luca_skywalker

Luca

Anonymous said...

per Dylan in conceto non so, gli auguro che succeda qualcosa di speciale comunque, la "svolta impossibile" che dice Fausto o qualcos'altro... ad ogni modo la foto che hai messo è bellissima, mi ha riacceso la voglia di mettermi in strada stamattina, scaldo il motore
thanks e bentornato!
ann

Daniele said...

Ciao Paolo,
la penso come te su Bob, ma penso che
gli darò ancora una possibilità visto
che suona in valle e io sono di Torino, quindi la trasferta non mi ammazzerà. Certo che come mi sono rotto le palle al concerto del PalaIsozaki me le sono rotte poche altre volte. Con l'aggiunta di
vicino che mi chiedeva di far silenzio, in un palasport, perchè "non si può sentire musica in queste condizioni". E, per dire, il
nostro stava latrando da un'ora su una melodia sempre uguale e sempre arrangiata in modo politically correct, ma priva di tutto....
Invece Tom l'ho visto a Firenze, concerto bellissimo, ma sticazzi i prezzi (allora e oggi)......

Anonymous said...

L'uscita di Freddy Koella fu veramente una gran perdita... ancora non ho capito bene cosa sia successo veramente. A Roma 2003 Dylan sembrava entusiasta di averlo sul palco.
Di questa formazione mi piace soltanto George Receli (oltre al solito Garnier).
Io continuo a ritenere che Dylan rende di più in studio, specialmente ora che ha una voce più gutturale. La sua voce oggi ha più sfumature di tanti anni fa, ma dal vivo le sfumature anche quando ci sono si perdono.
Forse il N.E.T. è una sorta di disseminazione archeologica, tra 30anni usciranno fuori le registrazioni professionali di questi concerti e staremo tutti lì a scavare cercando reperti eccezionali...

Bruno Jackass

Anonymous said...

buona guarigione da wolf della fattoria (ci siamo visti al concerto di Tom Verlaine) - la penso come fausto ---> se Shakespeare passa dalle mie parti vado a vederlo anche se è vecchio e imbolsito /// sulle esecuzioni non è che mi aspetto grandi miglioramenti (a 30 anni cantava come uno di trent'anni, a 55 come uno di 55 e a 70 canterà come uno di 70), gli uomini in grigio fanno il loro dovere e poco più (rimpiango Sexton e Campbell), la speranza di avere una scaletta un po' diversa sta scemando man mano che arrivano le setlist degli ultimi concerti, ma chissà ... forse ci scappano una Hard Rain o una Menphis o una Queen Jane o una Hattie un po'ispirate
saluti

Paolo Vites said...

ciao wolf - mi permetto di dissentire: c'è gente che a 73 anni (Leonard Cohen) canta ancora benissimo, prova a sentire qualche performance del nuovo tour su youtube; certo, non ha fatto concerti per 15 anni. forse anche dylan doveva farne di meno. ma come dice un amico americano, "oggi andare a vedere dylan è come andare ad ammirare un monumento", a prescindere da come suona, cosa suona e come canta.

Anonymous said...

Eppure non credo proprio che il NET sia fatto per dare la possibilità di ammirare un monumento. O almeno non credo che Dylan lo intenda così, anzi al contrario, sembrerebbe il suo modo di scendere dal monumento per stare "sulla strada"... Ma è tipico di Dylan, più lui si abbassa e più viene innalzato :-)

Bruno Jackass

Sarah said...

Ciao Paolo,
come stai? Mi sono preoccupata vedendoti scomparire così, spero che le cose ti vadano meglio.
Fammi sapere, mi farebbe piacere.
Un bacio

Sarah

Paolo Vites said...

ciao sarina, grazie della visita... tutto bene grazie...

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